Il Museo Etnografico cambia volto

Sorto agli inizi degli anni Settanta, in un momento di grande attenzione per la civiltà contadina, l’istituzione di Palazzo Vittone si mette al passo con i tempi utilizzando i nuovi strumenti e linguaggi della museografia

Testo
Alessandra Maritano

Fotografie
Archivio Museo Etnografico Pinerolo

A Pinerolo, nello storico Palazzo Vittone su piazza Vittorio Veneto, nota come piazza “Fontana” eretto nel 1740 su progetto dell’architetto torinese Antonio Bernardo Vittone, ha sede il Museo Civico Etnografico del Pinerolese gestito e condotto dall’Associazione Centro Arti e Tradizioni Popolari.

Il Museo si è formato ed affermato in oltre 40 anni di lavoro e di impegno culturale di un gruppo di persone che agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso seguirono l’istinto di conservare e mettere da parte il passato della gente e dei luoghi di campagna e della montagna povera, quella da loro ancora vissuta e quella dei padri.

Erano per lo più giovani, ragazzi del posto, studenti e appassionati di architettura rurale, di costume, della tradizione e delle forme della cultura popolare e del quotidiano, degli uomini e delle donne delle vallate e della pianura pinerolese, mossi da un vivo sentimento di attaccamento ad un mondo di cose e di fatti che stava cambiando e si sarebbe perso e in parte trasformato.

 

Si impegnarono per fotografare, raccogliere racconti di vita, storie e testimonianze, riunire cose accantonate che non venivano più usate e buttate, “oggetti che parlavano” di fatiche, di sacrifici, di vita che divennero il primo nucleo delle collezioni del Museo Etnografico.

 

“Si avvertiva che i vissuti e il lavoro di quella gente, la loro memoria erano minacciati da un nuovo corso che aveva il faro nella modernità, nella industriosità e tecnologia imperanti, capaci di fare il vuoto al loro passaggio – è il ricordo di chi si muoveva allora -. Il miraggio della città, della fabbrica, del lavoro facile e remunerato colpì le campagne e la montagna di queste vallate, come di altre. Il gruppo avvertì lo smarrimento e il pericolo di una grande perdita, di assistere alla cancellazione di radici ed identità.”

 

 

“Da quelle ricerche nacque l’idea di realizzare nell’autunno del 1975 una grande mostra etnografica, dal titolo emblematico “Una Civiltà al Tramonto”. Fu uno straordinario omaggio ai protagonisti del mondo contadino e montanaro, fu appassionante – ricordano – assistere alla partecipazione della gente alla costruzione della mostra, con apporti di reperti di famiglia, di attrezzi di lavoro e di semplici, ma imperdibili testimonianze orali.”

 

 

 

Si trattò della prima “pietra” del Museo, allestito dopo un grande lavoro, nei sotterranei di Palazzo Vittone ed inaugurato nel 1980. “Vi fu da subito la condivisione dell’Amministrazione Comunale di Pinerolo a partire dall’allora sindaco Dario De Bernardi che mise a disposizione il sotterraneo di Palazzo Vittone. – Ricorda Ezio Giaj fra i giovani animatori e promotori del Museo, che continua a seguire da allora, oggi nell’incarico di direttore con alla presidenza di Alessandra Maritano -. Una superficie di oltre mille metri quadrati, adibiti a cantina del Collegio Civico prima, a rifugio antiaereo ed infine a deposito di carbone e altri materiali dopo, dove riunire e presentare in modo permanente il patrimonio conservato.”

Trovarono e trovano spazio e cura in questi spazi mobili ed arredi, strumenti ed attrezzi da lavoro, utensili, materiali impiegati nei mestieri, nell’allevamento del bestiame, usati per realizzare la cascina e la baita, i luoghi degli affetti e del lavoro. Un importante arricchimento delle collezioni è stato dato dai modelli di trattrici, abitazioni e di ambienti di lavoro realizzati con perizia del Cav. Agostino Pons, pezzi unici, con parti in movimento dal grande valore didattico.
Il Museo dai suoi inizi e sviluppi non ha conosciuto soste, nella fissità dei suoi ambienti, dalle spesse mura, si è contraddistinto per il dinamismo dei volontari che vi hanno operato e operano oggi, che hanno pensato e realizzato aggiornamenti espositivi e arricchito l’allestimento e i depositi di donazioni e collezioni, a volte collocate in abbondanza, ma con l’intento di trovare una più adatta collocazione sia in contesti espositivi permanenti che in mostre temporanee a tema. Al piano ammezzato ha trovato collocazione il Museo delle Bambole e dei costumi tradizionali delle valli alpine pinerolesi e dallo scorso anno per arrivare al lavoro di questi ultimi tempi, il Centro Permanente del Lavoro Artigiano realizzato con la collaborazione di CNA.

È dal 2015 in special modo che l’Associazione Centro Arti e Tradizioni Popolari ha assunto un rinnovato vigore, manifestatosi da un lato a seguito della possibilità di impiegare nuovi spazi e realizzare nuovi allestimenti e sistemazioni per il Museo, a partire dall’ingresso, posto nell’atrio di Palazzo Vittone all’uso delle nuove stanze dismesse dal Museo di Scienze Naturali a seguito del trasferimento a Villa Prever e messe a disposizione dall’Amministrazione Comunale, dall’altro dovuto alle persone, agli entusiasmi e competenze dell’Associazione, ricercatori, scrittori, registi, appassionati mossi da interesse per innovare, nell’impianto e nel percorso culturale fatto, il patrimonio a disposizione del museo e per i visitatori, per farlo conoscere di più e meglio, per valorizzarlo, per farne una testimonianza, ma in special modo un’esperienza di conoscenza e di eredità storica, sociale, economica, umana. In questo agendo e lavorando nei contesti culturali definiti dall’Amministrazione e da Regione e Città Metropolitana, in rete con gli altri Musei cittadini e realtà del territorio e piemontesi.

 

 

 

 

 

 

È stato così riallestito ed arricchito il Centro Etnomusicale intitolato nel dicembre 2016 a Pier Giorgio Bonino, punto focale per scoprire un mondo dalle radici tradizionali profonde qual è quello della musica e del canto, delle corali e dei suonatori. Una stanza ha accolto una riproduzione di aratro del periodo protostorico, simbolo del Museo, ed è stato definito ed avviato un programma di mostre tematiche studiate partendo dalle collezioni del Museo e dalle ricerche e studi compiuti dai componenti del Centro Arti e Tradizioni Popolari in collaborazione con enti musei, associazioni, collezionisti privati, con il proposito di far scoprire e guardare con occhi preparati il territorio e le tracce delle civiltà.

“Quello che chiamiamo patrimonio culturale non è solo più un insieme di monumenti e palazzi storici, statue o quadri di grandi artisti, oggetti preziosi e rari, appartenuti a personaggi importanti o realizzati ad opera di artisti geniali. Il patrimonio culturale oggi include oggetti “popolari” e del “quotidiano”, beni materiali e immateriali ricchi di valore ed espressione dell’identità territoriale da cui provengono. Contenuti vivi raccolti in questo Museo.”.

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